Il Dr. Jim Lucie , il medico di Bill Scagel

Il Dr. Jim Lucie , il medico di Bill Scagel

Dr. Jim Lucie: medico, veterano, autore, collezionista e fabbro. Nato nel 1928, si è pagato la scuola di medicina lavorando come operaio siderurgico insieme a suo padre, raggiungendo il grado di operaio siderurgico. Ha aperto un piccolo studio medico a Fruitport, nel Michigan, dove abitava il leggendario Bladesmith Bill Scagel.

I due si sono conosciuti quando Scagel aveva 82 anni. Jim ha iniziato come medico di Bill, e alla fine è diventato amico del burbero e solitario Scagel. I due hanno trascorso innumerevoli ore insieme nel laboratorio di Scagel, ma Jim Lucie è diventato coltellinaio solo  molti anni dopo la morte di Scagel nel 1963. Ha comunque accumulato una vasta collezione di coltelli e manufatti Scagel, che ha felicemente condiviso con la comunità dei collezionisti, aiutando a cementare l’eredità di Scagel.

Quando cominciò a cimentarsi nella costruzione di coltelli venne prese sotto l’ ala del MASTERSMITH Bill Moran. Fu sotto la guida di Bill al Rochester Institute of Technology. Lucie fu lì che iniziò a forgiare lame.

Jim ha continuato a fare coltelli per tutto il resto della sua vita e a raccontare al mondo la storia di Bill Scagel. Ha scritto un libro su Scagel e dopo il suo pensionamento ha donato tutti i suoi strumenti e attrezzature all’ABS per aiutare le generazioni future a imparare il mestiere. È morto il 3 marzo 2020.

Ecco qui la traduzione del pezzo  Sulle tecniche

”                  Dr Jim Lucie


“Procedura riservata alla costruzione di coltelli forgiati in stile Scagel e ai collezionisti di Coltelli Scagel “

      Tecnica di finitura di Lucie
Ci sono svariate tecniche per dare una buona finitura ad un coltello ,nel corso degli anni penso di averle provate tutte .
La maggior parte dei metodi utilizzati dai coltellinai produce buoni risultati ed hanno dei vantaggi ma , almeno per me , sono state fonti di problemi .
Il primo problema che ho riscontrato è stato quello della lucidatura, non importa con quanta perizia e e attenzione si usi la lucidatrice, sembra comunque esserci una qualità che sminuisce il risultato definitivo che si vorrebbe ottenere .
Per la finitura delle pietre utilizzo le pietre .
Per aver imparato questo metodo devo ringraziare il grande armaiolo e coltellinaio del Kentuchy Mr. Judson Brennan . Non ho mai visto finiture così belle come quelle viste nelle sue armi da fuoco e nei suoi coltelli .
Questa tecnica non è per tutti .
A molti coltellinai non interessa arrivare a questo livello di finitura . Fa perdere molto tempo e qualsiasi scorciatoia utilizzata diminuisce il risultato della finitura
Dato che io realizzo solo coltelli in stile Scagel con molatura convessa ci sono tre parti di cui tenere conto :
1 la lama
2 la parte assemblata in dischi di cuoio
3 il corno sia esso la corona  , l’impugnatura o la biforcazione .                                                       


            LA LAMA

Finisco la molatura con la carteggiatrice con una grana 400 con linee di molatura verticali( cioè perpendicolari al filo )
Comincio con una pietra Gesswein EDM grana 320, andando in senso orizzontale .(cioè parallelo al filo ) .La misura di queste di queste pietre è 1/4x ½ x 6) u utilizzo detergente 409 invece dell’ olio per le grane medie .
L’ illuminazione  è molto importante  ,utilizzo una lampada che contiene si lampadine a fluorecenza sia lampadine a incandescenza.
Continuo con questa pietra in senso orizzontale sino a che tutte linee verticali non sono sparite . Continuo poi con una pietra EDM grana 400 con un’angolazione di 60 ° rispetto a quella di prima .
Vi chiederete come mai utilizzo una grana 400 dopo una grana 320.
Questo è un passaggio molto importante , poi dopo la 400 devo procedere con una 600 ,se la usassi dopo la 320 , sarebbe un divario troppo grande .
La 600 viene passata orizzontalmente fino a che i segni della 400 non sono scomparsi .
Dopo passo ad una 900 e poi alla 1200 alternando le direzioni come sopra  .
Dopo con una carta 1000 passo la lama in senso verticale , poi carta1200 passata orizzontalmente .
Ora esaminate attentamente la lama da diverse angolazioni sotto alla luce per verificare l’eventuale presenza di righe di grane precedenti .Applico il logo mediante elettroincisione , ripulisco con Rolite o simicrome faccio un calzino di carta alla lama per proteggerla. A questo punto la lama è finita .
Dopo aver brasato la guardia e dopo che tutte le aree di saldatura sono state pulite .
Dopo bisogna tornare ad una grna1200 per eliminare i graffi che sono stati fatti nella giuntura tra lama e guardia durante la  pulitura della guardia. 
Per fare ciò utilizzo un blocco di gomma rigido con una estremità tagliata 45° o 60 °  taglio molto netto) lungo  ½ x2x6 . Taglio un pezzo di carta abrasiva largo 2 e lungo 6 e lo avvolgo intorno al blocco di gomma tagliato con angolazione di 60°. Si incomincia a tirare con passate dritte dalla giunzione tra lama e guardia per tutta la lunghezza fino alla punta, facendo scorrere la carta di circa 3 mm ad ogni passata per averla sempre pulita ..Fate questa procedura a secco fino a che tutte linee non sono   
belle omogenee .
A questo punto affilo il tagliente con un sistema multipietra della Norton  usando sia la pietra media , sia la pietra fine . Passo poi ad un acciarino fino a che la linea dell’affilatura non è sparita .
Questo procedimento porta ad una affilatura che di più non può essere  .Usando il sistema di  pietre Norton , si crea la linea della affilatura (bisello secondario ) che non voglio si veda .Negli Scgel originali non si vede la linea dell’affilatura .Utilizzando un pezzo di carta grana 1200 attaccato ad un pezzetto di gomma flessibile , con molta attenzione lo faccio passare su questa linea fino a che la linea non scompare. Passo poi il filo con l’acciarino poichè questo non lascia nessuna linea

               IL MANICO
Mi impegno molto per avere una finitura priva di imperfezioni sul cuoio .
Dato che la pelle è un materiale organico e di  natura animale ci si può imbattere in una serie di contrattempi , quali una porzione più morbida di un pezzo di pelle .
Per questo motivo utilizzo la pelle più dura che posso trovare  ,solitamente quello che si utilizza per le suole delle scarpe .
Dopo aver sagomato nella forma definitiva  lo si incomincia a passare con la tecnica del lustra scarpe co strisce di carta vetrata ¾ partendo da 320 ,400 , 600 ,800, 1000 ,1200 ,1500 Al passaggio da una grana all’altra applico tintura per pelle con pennello , ogni volta che la passo  si formano continuamente delle barbe ( si drizza il pelo , lo stesso procedimento lo si può fare con il legno , tra una carta e l’altra si inumidisce il legno si lascia asciugare   , poi si passa la carta ) .
Questo trattamento conferisce una finitura di livello superiore .
Affinchè le strisce di carta vetrata non si rompano , applico ai fogli di carta vetrata del nastro adesivo e poi taglio delle strisce larghe ¾  .
Passo poi l parte in pelle su una lucidatrice soffice ,alternando pasta rossa a pasta verde  Finisco il tutto con una bella passata di cera  . Preferisco , la Butcher’s wax  ,perchè penso sia la migliore , ma qualsiasi altra cera di buona qualità va bene

            LA PARTE DI CORNO

La parte in corno necessita di essere carteggiata a mano per tutte le grane  , fino alla 8000  1 micron .
Normalmente da qualsiasi rivenditore si può trovare carta vetrata fino alla 2000 ,Ci sono anche carte 4000 (3 micron )  6000( 2 micron ) 8000( micron )  disponibili da” Rio Grande Tool And equipment” .
Questa procedura  fornirà il massimo livello ottenibile per il corno , ma bisogna avere la certezza di aver eliminato tutti i segni delle carte precedenti  di queste ultime carte taglio pezzetti di carta 2 x3 e finisco il tutto con una bella passata di cera .

Eric R Eggly, PointSeven Studios

Un coltello in tasca


Non un coltello da cucina, naturalmente, né un coltello da malavitoso a serramanico. Ma neppure un temperino. Diciamo un Opinel nº 6 o qualcosa di simile. Un coltello che sarebbe potuto appartenere a un nonno ipotetico e perfetto. Un coltello che lui avrebbe tenuto nella tasca dei pantaloni di velluto color cioccolato a coste larghe e che avrebbe tirato fuori all’ora della colazione per infilzare con la punta le fette di salame, per sbucciare lentamente la mela, con il pugno stretto intorno alla lama. Un coltello che avrebbe richiuso con un gesto ampio e cerimonioso, dopo il caffè bevuto in un bicchiere – segnale, per ciascuno, di dover tornare al lavoro.
Un coltello che ci sarebbe parso stupendo da bambini: un coltello per l’arco e le frecce, per foggiare la spada di legno con l’impugnatura intagliata nella scorza – il coltello ritenuto troppo pericoloso dai genitori quando eravamo piccoli.
Ma un coltello per che cosa ? Visto che non siamo più ai tempi del nonno e non siamo più bambini. Un coltello virtuale, dunque, e con un ridicolo alibi: “Ma sì, può servire per un sacco di cose, in gita, durante i picnic, per fare qualche lavoretto se non ci sono utensili…”
Sappiamo che non servirà. Non consiste in questo, il piacere. Un piacere assolutamente egoistico: una bella cosa inutile di legno caldo oppure di madreperla liscia, con un segno cabalistico sulla lama, da veri iniziati: una mano incoronata, un ombrello, un usignolo, l’ape sul manico. Sì, lo snobismo ha sapore se è legato a questo simbolo della vita semplice. All’epoca del fax, è un lusso rustico. Un oggetto a sé, che riempie inutilmente la tasca e che tiriamo fuori di tanto in tanto, non per servircene, ma per toccarlo, guardarlo, per la soddisfazione ingenua di aprirlo e richiuderlo. In questo presente gratuito sonnecchia il passato. Pochi secondi e ci sentiamo al tempo stesso il nonno bucolico con i baffi bianchi e il bambino in riva all’acqua tra l’odore del sambuco. Il tempo di aprire e richiudere la lama e non siamo più di mezza età, ma di due età insieme – questo è il segreto del coltello.


Philippe Delerm 
“La prima sorsata di birra”.

George Howard Herron Mr. Knife

G

1932 – Nasce George Herron.

1963 – Muore William Scagel. – George Herron inizia a fabbricare coltelli.

1987 – George Herron, Frank Buster, Dr. Frank Forsyth vengono inseriti nella Blade Hall of Fame. 2007 – George Herron muore

Mr. Knife, come veniva chiamato da molti, di Springfield, South Carolina, USA

Nato il 5 settembre 1932 nella contea di Franklin, Georgia, USA, dove suo nonno era un fabbro. Genitori Jasper Newton Herron 1904-1995 Lucy CRAWFORD 1907-1988

Morto martedì, 20 febbraio 2007, – 74 anni, presso il Centro medico regionale di Orangeburg. Dopo una lunga malattia, è sepolto al cimitero di Southlawn.

La maggior parte dei collezionisti di coltelli ha un produttore preferito che gli piace, non solo per i loro coltelli ma per chi è / era il Creatore come persona. George Herron è uno di quei Makers che è il preferito di molti collezionisti in tutto il mondo. Non ha seguito il percorso degli altri maker.. Si dice che avesse una personalità molto colorata. George aveva sempre con sé la sua fidata pipa ovunque andasse. Molti collezionisti sono stati un po intimoriti da lui all’inizio fino a quando non hanno avuto modo di conoscerlo e poi è diventato un vero amico. Il laboratorio di George si trovava dietro casa sua, aveva una corteggiatrice posizionataall’ esterno e ha lavorato fuori le porte il più possibile, la porta sarebbe sempre stata aperta. I bambini e i cani del vicinato passavano per un saluto.. Sempre pronto ad aiutare chiunque e disponibile a rispondere alle domande su come imparare a fare coltelli. George era un uomo straordinario, molto amato da tutti; era un grande uomo. Ha fatto da mentore a molti apprendisti e ha anche insegnato in un corso in un piccolo college comunitario nel North Carolina.



George Herron era un membro e ex presidente della Knifemaker’s Guild, era il membro fondatore della South Carolina Association of Knifemaker’s ed ha contribuito a fondare la North Carolina Custom Knifemaker’s Guild. Era anche un orgoglioso membro della NRA. Grande appassionato di pistole che aveva. in tutta la casa e che avrebbe detto a sua moglie che era la stessa pistola, che l’aveva appena spostata. Una delle cose divertenti che gli piaceva fare era andare a sparare ai cani della prateria nel South Dakota. Il fucile preferito era un modello n. 1 Ruger. Era un ottimo tiratore.

Grande cacciatore di cervi






Per la qualità dei suoi coltelli i suoi prezzi erano molto bassi, gli altri produttori gli dicevano sempre: alza i prezzi. Ha sempre pensato di presentarsi agli show con molti coltelli, li vendeva sempre tutti. Si racconta di un aneddoto: un ragazzo gli ordinò un coltello mandandogli cinquanta dollari dicendo  che se non fossero stati abbastanza  ne avrebbe mandati altri. George fece il suo coltello, e quando spedì il coltello nell pacco assieme al coltello rimandò indietro 15 dollari.

Il signor Herron ha servito il suo paese durante la guerra di Corea

Ha vissuto ad Aiken prima di trasferirsi a Springfield, S.C. nel 1985. Era un produttore di coltelli autonomo, non si è mai legato ad altri maker o negozianti. Si è ritirato dopo 20 anni di servizio presso DuPont (Savannah River Site) come macchinista.

Ha realizzato il suo primo coltello nel 1963, lavorato da una lima, affascinando uno dei suoi amici. Così glielo diede, e da lì partì la sua storia di coltellinaio. Ha continuato a regalare molti, molti coltelli durante la sua vita.

“Non ho mai pensato che diventasse un business”, ha detto, “è andata così”.

Ha iniziato a produrre coltelli a tempo pieno e ha davvero amato quello che ha fatto.

George ha realizzato tutti i tipi di coltelli, chiudibili e lame fisse. Ha usato tutti i tipi di materiale per realizzarli.





Il mandato di Herron come fabbro gli ha fatto guadagnare molti riconoscimenti, incluso il suo ingresso nel 1987 nella Cutlery Hall of Fame. I suoi coltelli sono stati pubblicati su Field & Stream, il Wall Street Journal e dozzine di altre pubblicazioni.

È stato premiato dal McKissick Museum della University of South Carolina come destinatario del Jean Laney Harris Folk Heritage Award, conferito a un gruppo selezionato di artigiani, ceramisti, musicisti e altri che hanno sviluppato il proprio stile.



Blade Show regala ogni anno il George Herron Award a un coltellinaio il cui lavoro e l’etica lo meritano. Un’ idea nata da Bobby Branton il quale comperò tutta l’ attrezzatura di Herron quando smise

L’eredità di George Herron rimarrà nel mondo dei coltelli per molto tempo a venire …..

Marble Safety Axe Company


Prima della fine del XIX secolo, gli uomini che lavoravano in campagna e il personale militare non usavano coltelli troppo diversi dai coltelli usati dai macellai. Le lame erano relativamente sottili i manici erano spesso due pezzi di legno rivettati al codolo. Il serrated apparve sui coltelli nel XIX secolo per essere utilizzate come seghe per legno o squamatrici. Verso la fine del secolo, Webster L. Marble introdusse il concetto moderno di “coltello da caccia”. Questi coltelli incorporavano lame più pesanti, protezioni (guardia) e pomelli. Assomigliavano molto ai coltelli Bowie miniaturizzati. L azienda Marble produceva e vendeva un di tutto, fucili, mirini, asce, coltelli da caccia e altri accessori per esterni \ Fondatore L. Marble Gladstone, Michigan, Stati Uniti

Nascita: 23 marzo 1854 Milwaukee Contea di Milwaukee Wisconsin, USA Morte: 22 settembre 1930 Contea di Delta Michigan, USA

Marble Arms ha creato il coltello da caccia Ideal nel 1898.

Nasce in questi anni l’ esigenza di nuovi attrezzi più performanti e più specifici per le lavorazioni e le attività nei boschi. Si ha lesigenza  di un’ascia abbastanza leggera da poter essere portata in tasca durante i viaggi, ma di pratica utilità. Inoltre si rese conto della necessità di una scatola di fiammiferi impermeabile. Nasce così la prima idea di kit da viaggio con attrezzature spedifiche. Le due ditte (Safety Pocket Axe e la Water-proof Match) si uniscono ed in sinergia creano i primo kit da sopravvivenza. Dalla loro inventiva naturale nascono oltre venti  brevetti  depositati  i quali diventano le fondamenta di questa grande impresa. Il signor Marble ha costruito una piccola bottega sul retro della sua casa dove ha installato un piccolo motore e alcuni macchinari leggeri. Nelle ore libere, pensava e progettava, sviluppando i suoi brevetti ed elaborando le sue idee.

Così continuò per diversi anni, e nell’agosto del 1898 ingrandì il suo negozio a seicentoquaranta piedi quadrati di superficie e iniziò la produzione di un nuovo tipo di ascia. L’anno successivo il signor F. H. Van Cleve di Escanaba, Michigan, divenne un partner dell’azienda e fu costruita una nuova fabbrica di novemila piedi quadrati e successivamente ampliato a tredicimila piedi quadrati. L’ attività della Marble Safety Axe Company è quasi raddoppiata ogni anno dalla sua organizzazione e la parola “Marble” è diventata sinonimo di qualità extra nelle attrezzature sportive. Kenosha Evening News mercoledì 24 settembre 1913.

Il suo fermacravatta preferito era un’ascia di sicurezza in miniatura, non solo perché era orgoglioso della sua invenzione, ma perché un’ascia simboleggiava un boscaiolo. Webster L. Marble – mostrato nella foto sotto all’età di 55 anni.

Nel 1890 Webster L. Marble divenne anche collegato all’attività bancaria, diventando in quell’anno presidente della Exchange Bank a Gladstone, una delle più forti case bancarie di questa sezione dello stato.

Si sposò nel 1878 con Rosa M. Derry, residente a quel tempo a Frankfort, Michigan, ma nata a Fulton, New York, figlia di William T. e Harriet Derry. Sono nati due figli da Mr. e Mrs. Marble, William L. e Floyd W., il maggiore, il manager della Marble Safety Axe Company, e il giovane assistente cassiere in Exchange Bank. Il signor Marble è un membro del partito repubblicano, del consiglio scolastico di Gladstone e dell’ordine massonico. È anche un membro della chiesa episcopale metodista, ed è uno degli amministratori e l’attuale tesoriere della sua chiesa. Il posto che gli è stato assegnato negli ambienti economici gli è stato concesso in riconoscimento della sua abilità e capacità e come tributo al valore vero e genuino.

Frank H. Van Cleve di Escanaba, Michigan condivideva i diritti di brevetto su alcuni dei primi brevetti richiesti da Webster L. Marble Marble’s Woodcraft è uno dei coltelli più noti e riprodotto in tutto il mondo. Brevetto richiesto nel 1915, WL Marble è stato citato: Sia noto che io, Webster L Marble … ho inventato un design nuovo e originale per una lama di un nuovo coltello da caccia … quel brevetto è stato concesso a Marble a febbraio 22, 1916 … il successo di Woodcrafts non solo negli Stati Uniti ma anche in tutto il mondo divenne leggendario! Dopo la scadenza del brevetto nel 1930, la Woodcraft divenne il modello di lama di coltello più copiato da quasi tutte le altre aziende di coltelli al mondo. (vedi foto sotto)

Marble’s Ideal è stato il primo coltello della gamma Marble. Alcune persone famose per portare i coltelli ideali di Marble furono Teddy Roosevelt, Peary e Byrd che furono gli esploratori che raggiunsero i poli nord e sud. Charles Lindbergh trasportava un Marble’s Ideal, nella cabina di pilotaggio del primo volo transatlantico in solitaria, ora in mostra allo Smithsonian Institution.

Un altro coltello realizzato è stato il Marbles Sport. Questo modello di coltello è uscito intorno al 1930, Marble ha realizzato una versione di questo coltello identico con una collaborazione con il grande Bob LoveLess, aveva un modello di lama a goccia.

Negli anni ’30, questo coltello era il coltello ufficiale dei Boy Scouts & Girl Scouts of America. Il coltello Marble’s Expert è il modello più longevo di Marbles Corp. rispetto a qualsiasi altro design originale di Marbles. Questo coltello è iniziato nella linea Marble nel 1906. W.L. L’intento di Marble era quello di offrire un coltello adatto a cacciatori professionisti, guide, trapper, che necessitavano di una lama leggera per scuoiare e vestirsi, ma con una forza sufficiente per gestire il resto delle normali faccende all’aperto. Il coltello Marble’s Trailmaker è il più grande coltello mai prodotto da Marble con una lunghezza di 15 “OAL (lunghezza totale). Era il più pesante con oltre 1 LB (circa 450 grammi) ed era il coltello più costoso mai offerto da Marble’s Corp. E Marble Knives ha reso famosi i manici in dischi di cuoio

Sequenza temporale

1887 Webster Marble trasferisce la famiglia a Gladstone, Michigan. 1890 Marble fonda la Gladstone Exchange Bank ed è presidente. 1892 Produce Universal Rifle Sight e incorpora come Gladstone Manufacturing Company. 1893 Realizza i primi Pocket Axes; recessione provoca il panico del 1893. 1894 Il marmo ritorna al rilevamento e alla navigazione in legno. 1898 brevetta Safety Pocket Axe e incorpora come Marble Safety Axe Company. 1899 Espone i primi prodotti allo Sports Expo al Madison Square Garden. 1902 introduce il mirino anteriore migliorato; L’esercito britannico adotta le biglie n. 3 Safety Pocket Axes. 1903 Brevetti tacca di mira con giunto flessibile automatico. 1909 Nuova fabbrica di 24.000 piedi quadrati completata e lodata come “la migliore del suo genere al mondo”. 1910 First Game Getter Guns spedite dalla fabbrica. 1912 La pubblicità su riviste raggiunge 20.000.000 di lettori in tutto il mondo. 1913 Theodore Roosevelt trasporta le bussole di Marble durante l’esplorazione di Expandicao Scientifica della natura selvaggia brasiliana. Camion dell’esercito americano della prima guerra mondiale del 1914 equipaggiati con le bussole di Marble. 1916 Il governo britannico acquista i coltelli da caccia di Marble per l’emissione dell’esercito. 1927 Charles Lindbergh trasporta il coltello, la bussola e la scatola di fiammiferi di Marble durante il primo volo transatlantico in solitaria. 1930 Muore il fondatore Webster Marble. Il figlio William diventa presidente; figlio Floyd è Presidente della filiale Marble Card. 1957 Marble Arms viene acquistata da Bell and Gossett Inc. 1958 Marble Arms Corporation vende 500 coltelli Pilot Survival alla US Navy e rilascia le specifiche di produzione proprietarie. 1966 Nuovo stabilimento costruito nella posizione attuale

Attori e coltellinai


In questo periodo covid evito il più possibile di frequentare i cinema.

Compenso lo svago serale con netflix.

Spesso vengo attratto da copertine o titoli accattivanti ma fatti con attori e registi sconosciuti.

Mi sono sempre auto-convinto dicendo, no dai, questo film deve essere figo anche se non ci sono attori di primordine. Puntualmente sono stato smentito, abbindolato dai classici specchietti per le allodole mi sono sempre trovato a vedere trame e recitazioni mediocri, più spesso di bassissimo livello.

Così per evitare ulteriori fregature mi ributto su film con attori famosi, su registi importanti , cast stellari, insomma meglio andare sul sicuro… un bel film con Rober De Niro e via!

Io penso che lo stesso possa valere per i coltellinai.

In questo mondo virtuale, i neo coltellinai  nascono come funghi, producono e vendono, sanno muoversi sui socia,l creano marketing accattivanti, foto filtrate o photoshoppate, ,insomma anche qui specchietti per le allodole.

Si fanno chiamare Maestro già dopo il quarto coltello, spesso non hanno mai affrontato il pubblico neppure di una prima mostra, e forse neppure mai faranno una mostra, gli basta stare su fb.

Non ci si può improvvisare coltellinai senza avere affrontato un percorso lungo spesso costellato di successi e di fallimenti, senza avere testato numerosi materiali, tipi di lavorazioni, insomma non esiste una scorciatoia se si vuole crescere verso più alti livelli.

Così  mi è venuto in mente il paragone tra attori e coltellinai. La gavetta deve essere sempre d’obbligo per qualsiasi attività, a maggior ragione se l’ attività contempla una vena più o meno artistica.

Non ci si improvvisa ne attori ne coltellinai.

E chi compra coltelli sperando di avere scoperto il Loveless del futuro è bene che sappia che di coltellinai del  calibro del mitico Bob ne è nato solo uno. Dubito ne nasceranno altri.

Finirà anche questo momento critico, vinceremo anche la pandemia.

Ricominceranno le mostre dove gli appassionati ed i collezionisti si incontreranno nuovamente ai tavoli dei coltellinai. Si potranno toccare i coltelli, valutare le finiture, ma soprattutto gli appassionati potranno farsi  raccontare dai maker come è nato quel coltello che ci sta prendendo il cuore. Ci trasmetteremo vibrazioni solo guardandoci negli occhi. Vedremo se all’ uscita di questa crisi i nuovi maker apparecchieranno i tavoli delle mostre, se avranno voglia ma soprattutto il coraggio di mettersi in gioco seriamente, presentandosi dal vivo e non dietro un monitor.

E gli appassionati che in questi mesi chiusi in casa non hanno resistito al fascino del nuovo maker Roberto De Nigro probabilmente si troveranno con in mano un pugno di mosche, o forse meglio dire con un brutto coltello, neppure facilmente rivendibile. Anche questa sarà esperienza per i futuri acquisti. Come dicevano i vecchi: l’ esperienza entra dalle ferite io aggiungerei dalle ferite ma anche dalle inculate.

Ci vedremo al più presto alle prime mostre, ed io ci sarò.

Stay safe and healthy.

Io sono della vecchia scuola.

Io sono della vecchia scuola.

E’ normale, non sono più un giovinastro…

Non è un pregio, è un dato di fatto.

Vengo da un modo di pensare diverso, da un monDo diverso.

Vengo da un vissuto musicale, dove i cantanti facevano la gavetta, cominciavamo a cantare in balere, feste di paese, discoteche di provincia, spesso con impianti di amplificazione molto scarsi, non adatti, ma si usava quello che si poteva. Non c’era l’ autotune, se stonavi non cantavi. Punto

Facevi tanta gavetta e solo se c’ era poi un riscontro del pubblico andavi avanti.

Portavi qualche musicasetta a pseudo-produttori e poi, ma solo poi, potevi ipotizzare di fare un primo disco. Se eri bravo ti entrava in testa  anche l ‘idea che potessi diventare una professionista. Facevi un lp all’ anno e cercavi di raccontare un tuo pensiero, un filo conduttore che negli lp futuri ti avrebbe portato a delineare la tua personalità, a crearti un tuo pubblico. Un percorso disseminato di  inciampi e tranelli, di persone buone ma anche di persone scaltre, e se non eri abbastanza furbo ti sfruttavano e ti buttavano via come una pezza usata.

Questa era la vecchia scuola. Così era per la musica, per tutto, così è anche per i coltelli,.

Quando mi avvicinai al mondo della coltelleria (quasi 15 anni fa), fu la stessa cosa.

Mi informai comprando qualche libro di tecnica, tutti rigorosamente in Inglese. Iniziai a fare qualcosa che potesse avere la parvenza un oggetto tagliente. Ti ispiri a coltellinai famosi e piano piano, per approssimazione crei una tua idea di coltello. Questo sempre nell’ottica di una passione, di un divertimento, e comunque con l’ intento di voler esprimere un proprio concetto o pensiero.

Se poi i coltelli  piacciono non solo a te ma anche ad altri, puoi pensare di venderne qualcuno, solo per recuperare un po’ di spese, per prendere quattro soldi da reinvestire in nuovi materiali o attrezzature.

La cosa è andata avanti, la passione è aumentata, anche le richieste, ed allora provi a pensare più in grande, ti fai fare un sito dove postare le foto dei tuoi lavori. Cominci a fare mostre, a metterti in gioco, a capire se i commenti positivi che ti fanno sui forum ( non c’erano i social) si trasformano anche in volontà di acquistare un tuo pezzo. Piano piano

Ti viene poi voglia di entrare in un mondo più grande. Vai all’ estero, frequenti associazioni, dai esami, ti senti orgoglioso di essere “uno di loro”. Quelli della vecchia guardia facevano così, crescevano un poco alla volta, maturavano poco a poco, avevano consapevolezza che la strada era lunga e in salita e, permettetemi di dire, avevano anche più umiltà.

A distanza di pochi anni tutto è cambiato. I social, la rete che ti permette di accedere ad un mondo di informazioni in tempo zero. La possibilità di contattare tutti e tutto, in una sorta di contaminazione senza più regole, uno sviluppo entropico. Puoi crescere più velocemente, devi  farlo, devi stare al passo di una ruota che gira ad una velocità che non sei più tu a gestire. Devi corrergli dietro a ritmi che non sono i tuoi.

Così non è più importante il “cosa sai fare”, il tuo sapere, la tua esperienza. Oggi è solo importante il “come lo presenti”. L’ immagine è tutto.

L’ immagine ha sopraffatto l’ oggetto reale.

Nascono così coltellinai che in pochi mesi si sentono già al top, hanno migliaia di persone che li seguono, una pagina dedicata. Spesso prima creano la pagina e poi iniziano a fare coltelli ….

Coltellinai che nascono e muoiono come farfalle, a volte non arrivano nemmeno a diventare farfalle… muoiono ancora bruchi. Un mulinello di informazioni , di immagini.

Un imbuto cosmico dove risucchia tutto e tutti.

Io sono della vecchia scuola.

E’ normale, non sono più un giovinastro…

Non è un pregio, è un dato di fatto

Il Compromesso

– Salve, mi piacerebbe farmi fare un coltello. Lo vorrei inox ma che tagli meglio di un carbonioso.

–Mi dispiace, non conosco acciaio che faccia al caso suo.

-Allora che ne pensa di un carbonioso MA che non faccia ossido?

–Eh niente, non conosco nemmeno questo.

-Mmmmm …. peccato. Grazie comunque

Quante volte noi coltellinai abbiamo “subìto” conversazioni di questo tipo?

Quando si avvicina il Natale, mi tornano in mente questi personaggi. Me l’immagino alla fine del pranzo della Festa. Dopo una mega abbuffata, hanno ancora voglia di rompere il cazzo, non si accontentano, non gradiscono il compromesso e con gli occhi avidi li trovi a scrutare la tavola imbandita alla ricerca del PANETTONE SENZA CANDITI; ma quest’ anno il panettone è solo tradizionale. Te lo devi mangiare con tutti gli ingredienti, canditi compresi.

Eh ma loro non accettano il compromesso. Si prodigano così in un  lavoro certosino alla ricerca del povero candito che lestamente verrà scovato, preso tra le dita come una caccola e separato dal resto della fetta, per finire in un angolo del piatto a formare una montagnola colorata.

La montagnola di canditi sarà segno che in quel piatto ha mangiato uno che “non vive il compromesso”

Si perchè il compromesso queste persone non lo accettano, non lo vivono, non si lasciano permeare da esso. Loro non hanno capito che il compromesso è delizia.

Essi vivono in cerca della Loro perfezione. Sono quelle persone che magari gli piace anche la figa, ma se avessero potuto scegliere… sarebbe stata meglio senza buco. Tanto loro il mondo lo guardano, non lo vivono.

La vita è sempre un compromesso. Il panettone è il Compromesso. Lo devi accettare, mangiarlo con tutto quello che c’è dentro. Perchè il compromesso è apertura di idee, è confronto, è la possibilità di vivere un esperienza nuova, diversa, il panettone è innovazione per la mente.

Allora Buon Natale a tutti

e se quest’anno vi portano in tavola un panettone con i canditi,

per una volta provate a mangiarlo così come è,

chiudete gli occhi e provate ad assaporarlo, senza preconcetti,

provate a viverlo,

e non rompete … il cazzo

magari potrebbe anche piacervi … il panettone.

Ho contato i miei anni

Ho contato i miei anni – Mario de Andrade

“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora…
Mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle: le prime le mangia felice e in fretta, ma, quando si accorge che gliene rimangono poche, comincia a gustarle profondamente.
Non ho tempo per riunioni interminabili, in cui si discutono statuti, leggi, procedimenti e regolamenti interni, sapendo che alla fine non si concluderà nulla.
Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.
Non ho tempo, da perdere per sciocchezze.
Non voglio partecipare a riunioni in cui sfilano solo “Ego” gonfiati.
Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.
Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Detesto, se ne sono testimone, gli effetti che genera la lotta per un incarico importante.
Le persone non discutono sui contenuti, ma solo sui títoli…
Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta…
E con così poche caramelle nel sacchetto…
Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.
Gente che sappia amare e burlarsi dell’ingenuo e dei suoi errori.
Gente molto sicura di se stessa , che non si vanti dei suoi lussi e delle sue ricchezze.
Gente che non si consideri eletta anzitempo.
Gente che non sfugga alle sue responsabilità.
Gente molto sincera che difenda la dignità umana.
Con gente che desideri solo vivere con onestà e rettitudine.
Perché solo l’essenziale é ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone …
Gente cui i duri colpi della vita, abbiano insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima.
Sí… ho fretta… per vivere con l’intensità che niente più che la maturità ci può dare.
Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che ora mi restano nel sacchetto.
Sono sicuro che queste caramelle saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo, alla fine, é andar via soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.
Ti auguro che anche il tuo obiettivo sia lo stesso, perché, in qualche modo, anche tu te ne andrai…

Il cuore

Oggi, un bambino mi ha chiesto: “Ma il cuore sta sempre nello stesso posto, oppure, ogni tanto, si sposta? Va a destra e a sinistra?”.

Io: “No, il cuore resta sempre nello stesso posto. A sinistra .. “

Ed intanto penso…
..Poi, un giorno, crescerai. Ed allora capirai che il cuore vive in mille posti diversi, senza abitare, davvero, nessun luogo.
Ti sale in gola, quando sei emozionato. O precipita nello stomaco, quando hai paura, o sei ferito.
Ci sono volte in cui accellera i suoi battiti, e sembra volerti uscire dal petto. Altre volte, invece, fa cambio col cervello.
Crescendo, imparerai a prendere il tuo cuore per posarlo in altre mani. E, il più delle volte, ti tornerà indietro un po’ ammaccato. Ma tu non preoccupartene. Sarà bello uguale. O, forse, sarà più bello ancora. Questo, però, lo capirai solo dopo molto, molto tempo.
Ci saranno giorni in cui crederai di non averlo più, un cuore. Di averlo perso. E ti affannerai a cercarlo in un ricordo, in un profumo, nello sguardo di un passante, nelle vecchie tasche di un cappotto malandato.
Poi, ci sarà un altro giorno….. Un giorno un po’ diverso….. Un po’ speciale….. Un po’ importante…. Quel giorno, capirai che non tutti hanno un cuore.

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