Il cuore

Oggi, un bambino mi ha chiesto: “Ma il cuore sta sempre nello stesso posto, oppure, ogni tanto, si sposta? Va a destra e a sinistra?”.

Io: “No, il cuore resta sempre nello stesso posto. A sinistra .. “

Ed intanto penso…
..Poi, un giorno, crescerai. Ed allora capirai che il cuore vive in mille posti diversi, senza abitare, davvero, nessun luogo.
Ti sale in gola, quando sei emozionato. O precipita nello stomaco, quando hai paura, o sei ferito.
Ci sono volte in cui accellera i suoi battiti, e sembra volerti uscire dal petto. Altre volte, invece, fa cambio col cervello.
Crescendo, imparerai a prendere il tuo cuore per posarlo in altre mani. E, il più delle volte, ti tornerà indietro un po’ ammaccato. Ma tu non preoccupartene. Sarà bello uguale. O, forse, sarà più bello ancora. Questo, però, lo capirai solo dopo molto, molto tempo.
Ci saranno giorni in cui crederai di non averlo più, un cuore. Di averlo perso. E ti affannerai a cercarlo in un ricordo, in un profumo, nello sguardo di un passante, nelle vecchie tasche di un cappotto malandato.
Poi, ci sarà un altro giorno….. Un giorno un po’ diverso….. Un po’ speciale….. Un po’ importante…. Quel giorno, capirai che non tutti hanno un cuore.

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Il Principio della rana Bollita

Il Principio della rana Bollita

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.
Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.
Presto diventa tiepida.
La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare.
La temperatura sale.
Adesso l’acqua è calda.
Un po’ più di quanto la rana non apprezzi.
Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.
L’acqua adesso è davvero troppo calda.
La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire.
Allora sopporta e non fa nulla.
Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce -semplicemente – morta bollita.
Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.
Questa esperienza mostra che, quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta, sfugge alla coscienza e non suscita, per la maggior parte del tempo, nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta.
Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo.
Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e, oggi, ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone.
In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute.
I foschi presagi annunciati per il futuro, anziché suscitare delle reazioni e delle misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti, perfino drammatiche.
Il permanente ingozzamento di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non riescono più a discernere, a pensare con la loro testa.
Allora se non siete come la rana, già mezzi bolliti, date il colpo di zampa salutare, prima che sia troppo tardi!

Noam Chomsky

Il telefono

Quando ero bambino io, il telefono era un lusso.

Non tutte le famiglie ne avevano uno e comunque ogni famiglia al massimo … uno ne aveva.

Oggi è diverso,il telefono non è più un oggetto della famiglia, oggi il telefono è diventato personale.

Quando ero bambino io, il telefono era un lusso…. a volte era bloccato da un lucchetto e si poteva solo ricevere. Per fare una telefonata, una comunicazione si doveva avere motivi reali. Telefonavi se avevi qualcosa da dire, qualcosa di importante.

Chiamavi dopo un lungo viaggio per dire che eri arrivato:

“Ciao, tutto bene siamo arrivati in campeggio, ci sentiamo la prossima settimana. Ciao” e buttavi giù.

Chiamavi per avvisare i parenti di un lutto:

“Ciao zia Rosina, ti chiamo per dirti che nonno ci ha lasciato…”

appena la zia tra pianti e preghiere cominciava a ricordare la vita del povero nonno, tu subito la fermavi:

“Zia Rosina, devo avvisare anche gli altri parenti, per cortesia dillo tu a Giovanna e Renzo che stanno vicino a te e non hanno il telefono. Ciao ciao.”

 

Il telefono nasceva dall’ evoluzione del telegramma e quindi lo stile restava di tipo “telegrafico”, un pò per lo stile intrinseco ma soprattutto perchè le telefonate costavano e di soldi ce ne erano pochi.

Solo Vip e Signori potevano permettersi di chiacchierare (oggi chattare) al telefono.

Oggi è cambiato, non esiste più la magia della cornetta, la magia di una voce amica, conosciuta, che ti arriva in tempo reale dall’ interno di quello strano congegno. Oggi è diverso, non esiste più neppure la cornetta.

Nell’ evoluzione del telefono oggi con questo strano congegno non si parla più nemmeno oggi ci si scrive… ci si uozzappa ….

Il miracolo che ci aveva dato il vecchio telefono di ascoltare la voce in tempo reale si è nuovamente perso. Siamo regrediti e tornati a scriversi ma per esigenze diverse.

Lo scriverci oggi è un esigenza di egoismo. L’ egoismo che predomina in ognuno di noi e per il quale non abbiamo più tempo di dedicare tempo ad un amico quando ce lo chiede, oggi il tempo egoisticamente lo dedichiamo quando vogliamo noi. “Ora non posso, ti faccio sapere, ci sentiamo dopo…”

 

Per me che sono nato in quel periodo dove il telefono era un vero mezzo di comunicazione non riuscirò mai allo squillo di un parente o di un amico rispondere:

Ti chiamo dopo” senza aver prima chiesto il motivo della telefonata, senza prima aver detto” Che è successo?”     Perchè se uno mi telefona un qualcosa da dire lo deve avere …

Così è per me, se faccio una telefonata, un motivo evidentemente ce l’ ho, non sarà questione di vita o di morte, ma cavolo, uno straccio di motivo ci sarà, una necessità di comunicare un qualcosa …

E se il motivo fosse veramente importante?

Se fosse davvero questione di vita o di morte?

Se mi trovassi solo, agonizzante a terra con un infarto in atto?

Che faccio? Chiamo il 118 o provo a sentire per l’ ultima volta la voce dei miei cari?

Deciso! Chiamo le mie figlie.

Nessuna mi risponde ma subito dopo la chiamata mi arriva di risposta il suono del messaggio:

” Babbo ora non posso ti chiamo dopo”

Allora chiamo mia moglie. Il telefono suona a lungo ma non ho nessuna risposta. Resta solo il dubbio se se lo sia dimenticato al lavoro, in macchina o alla cassa della coop. Poi capisco: è lunedì e probabilmente il telefono è ancora in modalità silenziosa dal giorno prima, da quando è andata a messa.

Beh, che fare, mi sono giocato male le mie carte, forse era meglio chiamare il 118, ma ormai è tardi, mi resta solo il tempo di mandare un messaggio

Gruppo -Famiglia – scrivo al volo con le ultime forze – Invio

Ai miei famigliari non resterà la voce dei miei ultimi momenti ma solo un messaggio su Whatsapp

“Ma andate in culo, cosa lo tenete a fare il telefonino se tanto non rispondete mai! E ora fatevi lo screenshot da far vedere al funerale vai …. Un abbraccio il vostro caro”

Il Maestro

Mio nonno nacque nel 1912

Di suo padre solo un vago ricordo. Aveva 3 anni, lo accompagnò al treno quando nel ’15 partì per la guerra. Mio nonno raccontava di ricordarsi di quel momento  solo di una sensazione di disagio e di sua madre che piangeva. Da quella guerra, suo padre non tornò mai più.

Vivevano in un piccolo agglomerato rurale nell’interno dell’ appennino tosco emiliano (5 case di contadini) lontani almeno 15 km dal primo piccolo paesino.

Per una donna sola e senza lavoro è dura tirare avanti, poteva forse decidere di risposarsi e farsi mantenere da qualche scapolone, ma non fece così, preferì con dignità tirare avanti come poteva;

una piccola stanza prestata dai contadini del posto e per mangiare si affidava ai regali dei vicini.

Tutto il resto era superfluo.

Mio nonno crebbe così tra stenti e povertà. La mattina all’ alba quando i contadini partivano per il lavoro nei campi, la mia bisnonna svegliava mio nonno perché riteneva giusto che anche se non avevano un lavoro, dovevano fare vedere ai vicini che non erano dei vagabondi; un senso di rispetto nei confronti di coloro che potevano e dovevano lavorare.

Appena mio nonno fu in età scolare, venne mandato in un seminario un po’ per studiare ed un po’ perché era l’ unico modo che gli garantisse un pasto ed un letto per dormire.

Mi raccontava di quando la mattina per lavarsi il viso, nell’ inverno spesso doveva spaccare la crosta di ghiaccio,,,,, aveva alcune parti dei lobi delle orecchie mancanti, persi proprio per i geloni dal freddo.

Mio nonno crebbe e divenne Maestro.

Ritornò in quei posti sperduti della sua infanzia e cominciò ad insegnare.

Piccole classi, pluriclassi, dove i bambini accedevano quando potevano, quando non dovevano lavorare nei campi.

Il Maestro non aveva un programma ministeriale, doveva solo cercare di ridurre l’ analfabetismo di quei posti.

Per l’ Italia quelli erano periodi duri: molti erano emigrati, i più fortunati in Europa, tanti in America e Australia.

Mio nonno spesso si vedeva arrivare a casa umili contadini che gli chiedevano di leggergli le lettere che arrivavano dai loro parenti emigrati, che gli chiedevano di scrivere due righe di risposta.

Non ha mai chiesto una lira in cambio, conscio dei tanti aiuti ricevuti nella sua difficile infanzia.

Spesso per contraccambiare i contadini gli regalavano due uova, un coniglio, insomma quello scambio etico dove ognuno ringrazia donando qualcosa che l’ altro non ha.

I tempi passano ed il Maestro era conosciuto e stimato da tutto quell’ ambiente rurale.

Il Maestro in questi posti fa anche un po’ da psicologo per i ragazzi che crescono. Il Maestro ed il prete erano gli psicologi dei poveri

Nel 1962 si compra la sua prima automobile, così la mattina presto il Maestro va a scuola, accende la stufa e poi con la macchina fa il giro delle campagne per prendere i bambini più lontani, poi li porta a scuola, e dopo la lezione spazza e sistema la classe, mentre i bambini fuori lo aspettano e giocano, Poi li rimette in macchina e li riporta alle loro case.

Il Maestro è una persona buona, stimato e rispettato da tutti.

I tempi cambiano, cominciano a nascere i servizi pullman per i ragazzi che devono frequentare la scuola, nelle scuole ci sono i bidelli per pulire le classi, e gli anni passano.

Mio nonno va in pensione, ma continua a vivere nell’ interno di quell’ appennino fino alla fine dei suoi giorni.

Sono passati ormai molti anni,ma ancora oggi quando passo da quei posti, qualcuno dei vecchi mi apostrofa come “il nipote del Maestro”.

Mio nonno era il Maestro

Mio nonno si chiamava Dante

Poesia si Silvano Rampini

Sono re, o mortali;
re di mille mondi singolari,
sono ricco e povero,
sono gioioso, ma malinconico.
Attraverserò i miei regni indossando mille maschere,
l’una diversa dall’altra,
raccoglierò i miei tesori:
non pietre miliari, ma sogni effimeri…
Fuggirò in mille mondi, per sfuggire alla realtà;
Come un mostro succhia la linfa della mia vita: i “SOGNI”…
O mortali , a volte vi invidio,
invidio la vostra singolare maschera,
che vi permette di vivere nella realtà.
Vorrei gettare la mia folle sapienza, per vostra stupidità,
ma a che scopo..?
rimanere in un unico mondo, dove sono il nulla come voi..
No! non apparterrò mai a niente e a nessuno di reale,
fuggirò sempre verso l’irraggiungibile, lontano..
Sono uno spirito libero..
Ovunque, vuoto, è il vostro mondo; La realtà.
Il mio è pieno di voci, suoni lontani, che si ascoltano,
un mondo di sognatori folli..
Sono re..
Povero, ma ricco,
malinconico, gioioso, libero.. Libero…
Terrò i miei sogni, voi mortali non ne avete di così belli,
come ne abbiamo noi pazzi.

Ettore Ferrini

Nei periodi di grandi incertezze, come quello che stiamo vivedo, c’è solo una cosa che unisce sempre tutti: la paura. Sì, la gente ha paura. E sulla paura sono stati fondati i peggiori regimi della storia, sono state giustificate le guerre più sanguinarie ma soprattutto hanno prosperato le religioni. Già, loro ragionano così: di cosa avranno più paura le persone? Prima di tutto di morire. Nessun problema. Gli promettiamo la vita dopo la morte e in cambio gli chiediamo di obbedirci in quella prima. Mica facile, direte voi, la gente non è scema. Ed è qui che vi sbagliate: la gente è scema. Ma parecchio. Saranno mica intelligenti quelli che credono ad uno zombie che dopo tre giorni esce dalla tomba e va a trovare la su’mamma che è rimasta vergine anche dopo averlo partorito? Lo so, vi pare assurdo, eppure è così. Dopo vent’anni un italiano su quattro ha rivotato Berlusconi. Ve lo giuro. Ora non so voi dov’eravate in questi ultimi 2000 anni ma non è cambiato un cazzo. Eppure che non si può camminare sull’acqua lo sanno anche i sassi, a parte quelli di pietra pomice ma non voglio entrare nella Fisica che a me Archimede m’è sempre stato sui coglioni anche su Topolino. Ecco, la gente pur di avere una finta speranza crede in queste cose qui. C’è gente che va a Lourdes a bagnarsi sperando che gli spariscano i brufoli e l’unica cosa che gli sparisce sono un tre o quattrocent’euri di viaggio. Poi? La seconda cosa della quale ha paura la gente? Di restare senza soldi. E qui interviene la politica. C’è quello che ti dice: ti restituisco l’IMU sulla prima casa! Ma nel frattempo Equitalia si piglia direttamente la casa, sicché il problema non si pone. Poi c’è quell’altro che dice “ti do il reddito di cittadinanza”. Del resto c’è già in Belgio, in Olanda, in Norvegia… Certo. Si dimenticano però che noi siamo italiani: voi ci andreste a lavorare per 900€ al mese se standovene a casa senza fare una sega ve ne dessero 1000? La morte, la povertà… poi di cos’altro ha paura la gente? Del cambiamento. Il cambiamento quello vero, per questo continua a sposarsi in Chiesa e poi bestemmia per il conto del rinfresco, per questo fa battezzare e cresimare i figli ma poi si raccomanda che usino il preservativo. Sì perché poi ci sono anche quelli che non ci credono davvero, però dirlo fa brutto. E allora noi abbiamo provato ad indorare un po’ la pillola con Gli Arroganzini. https://www.facebook.com/Arroganzini/info Voi lo leggete, vi fate due risate e magari nel frattempo ci pensate. Ma davvero sono convinto che una coppia sterile non debba neanche provare ad avere figli? Sul serio sono convinto che la mi’ figliola, magari minorenne, non debba prendere la pillola del giorno dopo? Giù dai, o che ci si piglia per il culo? Anzi no, anche quello è vietato. Guai. Infatti i sodomiti sono morti tutti, invece a Gomorra c’è rimasto Saviano, un altro tipo che scrive di delinquenti, quelli piccoli però. Quelli grossi sono ancora tutti là e ogni giorno si rubano un pezzo della tua vita.

 

by Ettore Ferrini

Ho visto cose che voi umani…


Ho visto un anziano solo….

Ho visto responsabili quasi analfabeti parlare di Mission e di Vision. Di prospettive future, quando non sanno neppure gestire il presente

Ho visto sindacati che invece di difendere gli operai andavano a mediare con le direzioni, per poi raccontare ai lavoratori che tutto sommato non ci si poteva fare niente per aiutarli.

Ho visto gli stessi sindacati poi andare a cena con i dirigenti dell’ azienda

Ho visto un bimbo piangere per la morte del suo cane, poi il bimbo è cresciuto e le lacrime non uscivano più neppure par la morte degli uomini

Ho visto un uomo cominciare a fumare perché non aveva le palle per farla finita…

Ho visto giovani di cuore e capaci, farsi soffiare il posto da giovani scaltri e ruffiani

Ho visto gli stessi giovani di cuore andare a vivere in un altro paese, ed i giovani ruffiani e lecchini rovinare un intero paese

Ho visto rinascere il periodo degli spioni fascisti, e fascisti che si ricordavano bene come fare il loro lavoro

Ho visto un padre di famiglia piangere il figlio morto e continuare a domandarsi perché era toccato a suo figlio e non  a lui

Ho visto amici starmi vicino quando ne ho avuto bisogno, pochi, ma c’erano…

queste sono cose che per fortuna possiamo vedere NOI umani.